Copyright 2019: che cosa è cambiato?

Legge sul copyright punto per tutto
Team Avantgrade
02/04/2019

Il 26 marzo 2019 il parlamento europeo ha approvato la riforma sul diritto d’autore scatenando moltissime polemiche; contestati soprattutto gli articoli 11 e 13 (Wikipedia portabandiera del sentiment degli internauti si è tinta di nero in diversi paesi). 348 voti a favore, 274 contrari e 36 astenuti e il diritto d’autore è quasi diventato legge in tutta Europa (deve ancora essere formalmente approvato dal Consiglio dei Ministri Ue); entrerà in vigore due anni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ma cosa cambierà di fatto?

Copyright 2019: cosa è cambiato?

La riforma prima di tutto prevede che le piattaforme online esercitino un controllo su ciò che viene caricato dai loro utenti, allo scopo di non legittimare la pubblicazione di contenuti protetti dai diritti di autore. Non è ancora chiaro come sia possibile applicare degli efficaci meccanismi di filtraggio senza incorrere nella censura o in costi elevatissimi, come già accaduto nel caso di Youtube. Nel testo della riforma si parla anche “Link tax” (i contenuti professionali che le piattaforme digitali sfruttano dovrebbero essere remunerati ai rispettivi detentori dei diritti), con gravi limitazioni nella circolazione dei contenuti. La direttiva prevede inoltre l’obbligo per le piattaforme online che pubblicano snippet di procurarsi una licenza preventiva da parte del detentore dei diritti (provocando probabilmente effetti negativi in termini di traffico).

Le soluzioni proposte, e via via corrette e integrate nella direttiva, danno comunque la possibilità di avere licenze più adeguate da applicare online, tutelando meglio i diritti degli autori. L’articolo 13 consente, secondo i promotori della riforma, di colmare il ‘value gap’, ovvero la forbice di valore tra i ricavi commerciali che le grandi piattaforme incassano diffondendo contenuti protetti e la remunerazione agli autori.

La legge sul diritto d’autore online punto per punto

Saranno YouTube, Facebook e Google News i principali gestori online interessati alla legge (le startup saranno legate ad obblighi meno rigidi, per esempio) che qui riportiamo sinteticamente:

  • Ogni piattaforma sarà responsabile dei contenuti caricati dai propri utenti;
  • Gli Hyperlink ad articoli di attualità muniti di “singole parole o brevi estratti” potranno essere condivisi liberamente;
  • Ai giornalisti spetterà una quota delle entrate ottenute dal loro editore, legate dal diritto d’autore;
  • Le opere protette per citazioni, critiche, recensioni, caricature, parodie saranno maggiormente tutelate, seppur garantendo che meme e GIF continuino ad essere condivisibili sulle piattaforme social;

Tutte le norme sono state pensate per garantire che internet rimanga un luogo di libertà di espressione, riconoscendo, tuttavia, la paternità delle creazioni ai loro legittimi autori. Dalla direttiva viene inoltre formalmente escluso il caricamento di opere su enciclopedie online non a scopo di lucro come Wikipedia, o su piattaforme software open source.

Applicazione delle norme sul Copyright

Il provvedimento approvato in parlamento sarà comunque molto difficile da applicare non essendoci alla base delle indicazioni nette da seguire e lasciando anzi ampia libertà di interpretazione. Ogni caso andrà valutato singolarmente ed è per questo che ogni soggetto coinvolto avrà bisogno di una consulenza specifica (con una buona pace della circolazione economica in ogni Paese).

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