Coronavirus e digital marketing: le conseguenze del virus sul settore

Il Coronavirus esce da un tablet sostenuto da una mano, sullo sfondo dei continenti
Team Avantgrade
12/03/2020

L’arrivo del Coronavirus, o Covid-19, in Italia ha dominato le notizie d’attualità e ha travolto un po’ tutti gli aspetti della quotidianità dei lombardi prima e di tutti gli italiani poi.

Il necessario stato di chiusura dell’intero Paese, la disosservanza delle semplici regole per arginare il contagio e il conseguente abbassamento delle serrande di aziende e attività, hanno messo il popolo italiano in una surreale situazione di quarantena.
Nell’Anno Domini 2020 era qualcosa che nessuno si sarebbe aspettato.

È probabile che l’economia – o meglio la coroneconomy come l’ha definita Ale Agostini, AD di AvantGrade – ne risentirà e ci si aspetta che il virus faccia sentire la sua preoccupante presenza sul PIL nazionale.

Il digital marketing ai tempi del Covid-19

Seppur sia in diversa misura basato su “macchine pensanti”, algoritmi e piattaforme automatizzate, il marketing digitale si rivolge comunque alle persone in carne e ossa. E se le persone sospendono tutte le loro normali attività da consumatori, allora anche il digital marketing cambia e si adatta ai tempi che corrono e le aziende devono adeguarsi.

È l’ambito pubblicitario quello potrebbe per primo accusare il colpo, soprattutto per quel che riguarda il settore di viaggi e vacanze: quando si evita di uscire di casa per andare al lavoro e a scuola, non si pensa certo alle vacanze estive.

Google Ads e Facebook Ads, rispettivamente dei due celebri colossi della Rete, sono le piattaforme su cui probabilmente si interverrà di più in questo senso.

Chi ne beneficerà potrebbe essere un altro colosso del web, che in questo periodo di incertezze può essere visto come un porto sicuro per chi vende: Amazon.

In questo momento di boom degli e-commerce, inoltre, un altro consiglio è di ottimizzare i processi chiave sui siti che vendono. Uno fra tutti? Il checkout, ma senza dimenticare anche le nuove tecnologie come l’Intelligenza Artificiale applicata agli eShop.

Il Coronavirus e il mondo del lavoro

La situazione ha stravolto anche il mondo del lavoro del Bel Paese, che nel 2020 ha scoperto che lo smart working funziona ed è una valida alternativa (per alcuni settori, s’intende) alla chiusura forzata.

Chi lavora nel digital ha forse potuto beneficiare di più di questa situazione, visto che gli strumenti online sono per definizione delocalizzati, tuttavia c’è comunque un impatto sociale non indifferente.
È vero che chi lavora nel settore è spesso con la mente proiettata nel futuro, ma stiamo sempre parlando di esseri umani che, nel loro lavoro, necessitano di avere a che fare con altri esseri umani.

Abbiamo dunque chiesto a manager ed esperti – alcuni dei quali parteciperanno alla nostra MasterClass B2B Search Marketing Revolution del 23 settembre 2020 – di marketing come siano cambiati il loro lavoro e le loro abitudini professionali.
Ecco cosa ci hanno risposto.


Credo che la positività vada ricercata nel riuscire a responsabilizzare di più le persone. Ognuno ha l’opportunità, lavorando da remoto, di prendersi più responsabilità oltre e rispetto ai temi di business, aiutando l’azienda a snellire i processi. Questo per lo meno è il primo impatto.

Roberto Monzani – Head of Content & Media Platform, F.C. Internazionale Milano S.p.A.

Io ho sempre fatto smart working, ma il fatto di doverlo fare “forzatamente” ribalta il paradigma, per cui un domani si potrebbe sentire qualcuno che dice “questa settimana faccio un giorno di office working”.
I benefici dovuti alla mancanza di commuting sono chiari: maggior riposo, zero stress da traffico e da parcheggio e, perché no, zero stress dovuto alla scelta dell’outfit quotidiano.
La mancanza di interazione fisica con i colleghi ha i suoi pro e i suoi contro: maggior concentrazione ma anche maggior distanza, che a volte può minare il concetto di team.
Commento overall, è decisamente un buon momento per testare la propria auto-disciplina lavorativa.

Stefano Orrù – Digital & E-Commerce Manager, AH – Bayer S.p.a.

Personalmente il Corona per ora mi ha fatto aumentare le ore lavorate (esco meno, niente palestra, pochi viaggi), il numero di web meeting (che comunque uso dal 2008), il focus sul lavoro.
Lato agenzia di marketing, alcuni clienti di specifici settori (eventi, turismo) hanno bloccato la partenza di progetti già approvati. Altre aziende invece stanno hanno reagito accelerando e approfittano del momento per fare cose rimandate e azioni di medio lungo termine come il #SEO su Google e l’Analytics. Alcuni settori hanno forti vantaggi dalla coroneconomy.
Abbiamo superato 2 guerre mondiali, l’influenza spagnola, 2 presidenze JW Bush, supereremo anche il #Corona!

Ale Agostini – Amministratore Delegato, AvantGrade

Come ogni genere di crisi, quella relativa a COVID-19 mi ha messo in condizioni di dover ridefinire le priorità anche dal punto di vista del marketing strategico. Bisogna cercare di prevedere potenziali impatti negativi sulle attività di marketing come, ad esempio, la lead generation che potrebbe diminuire in efficacia e il lead flow all’interno del funnel che potrebbe subire rallentamenti e peggioramenti dei tassi di conversione. L’aspetto positivo di tutto ciò? Nei momenti più difficili spesso diamo il nostro meglio, nel caso specifico il meglio in quanto marketer!

Alberto Di Mase – Country Marketing Manager for Italy, Visirun

Come’è cambiato il mio lavoro e le mie abitudini professionali?
Beh, sostanzialmente è cambiata la sede, quindi non essere in ufficio ma lavorare in modo agile da casa, nel nostro ufficio abbiamo già da tempo implementato una bacheca Trello condivisa per la gestione dei vari progetti e questo ci ha permesso di affrontare questa emergenza in modo tranquillo senza impattare sui risultati. La struttura aziendale era già pronta per supportare attività da remoto e questo ci ha reso facile da subito la scelta del lavoro agile. Inoltre, la moltitudine di strumenti di comunicazione oggi disponibili fa sì che il non essere vicini fisicamente non voglia dire ridurre la comunicazione interpersonale.

Paolo Taoso – Strategic Marketing Manager, Comac SPA

Ho imparato che le parole contano ancora più di quel che già credevo. E che almeno un terzo del mio lavoro potrei svolgerlo in remoto. E mi ha fatto ripensare completamente al mio modello di business, migliorandolo alla grande.

Paolo Borzacchiello – Co-creator & University Director, HCE

Io guardo sempre l’aspetto positivo.
Devo dire che ho trasformato da 10 giorni a questa parte tutti gli incontri in video meeting e video corsi. Ho sfruttato così il tempo che avevo previsto per lo spostamento in tempo per sbrigare altri lavoretti che rimandavo da tempo (ottimizzare il mio profilo LinkedIn, leggere alcuni approfondimenti sulla blockchain,…). Chiaro che il contatto umano è importante, ma anche in futuro penso che alcuni meeting li trasformerò in video meeting.

Alessandro Marrarosa – Digital Coach

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