SEMrush e guest blogging a pagamento: servizio non più disponibile dopo un tweet di Google

Google contro SEMrush per il guest blogging a pagamento
Team Avantgrade
08/06/2020

SEMrush, una delle più popolari suite di tool SEO sul mercato, è entrata nel radar di Google dopo che uno dei suoi servizi è stato reputato come contrario alle linee guida per webmaster del famoso motore di ricerca.

Il Content Marketplace di SEMrush, infatti, a un certo punto ha cominciato ad offrire un servizio di guest posting a pagamento, con una particolare enfasi sull’acquisizione di link “naturali”.

La presentazione dell’attività riportava:

Il servizio di Guest Posting del Marketplace di SEMrush offre una cascata di link naturali, di alta qualità verso il tuo sito, migliorando il tuo posizionamento e aiutandoti ad aumentare il tuo traffico organico. Senza la necessità di fare ricerche o attività su larga scala, potrai commissionare contenuto originale con un backlink verso il tuo sito, che verrà poi pubblicato su un sito rilevante nella tua nicchia.

Questo era quanto si leggeva sulla pagina dedicata al servizio. E il nostro uso del tempo passato non è casuale.

Il servizio di SEMRush che prometteva una “cascata” di link naturali

Su Twitter, infatti, un utente ha segnalato la novità a John Mueller di Google e la sua risposta ha decretato la “morte” istantanea del nuovo servizio.

Sì, perché Mueller ha specificatamente parlato di “link innaturali – un tipo di link verso cui il team di webspam [di Google] prende provvedimenti”.

È bastato questo tweet, con linkato un post del 2017 di Google in cui si menzionavano proprio i guest post, perché SEMrush decidesse di eliminare il servizio in fretta e furia.

Da parte di SEMrush è poi arrivata una spiegazione “rapida” sul suo sito, con una pop-up in cui si dichiarava che “Il servizio riguarda lo sviluppo di contenuto e il coordinamento editoriale. Non paghiamo gli editori per articoli posizionati ad arte e non vendiamo link”.

La pup-up veicola un messaggio molto simile a quello che altri “venditori” di articoli avevano fatto circolare dopo che Google aveva reputato il servizio contrario alle proprie linee guida, nel lontano 2014.

SEMrush quindi verrà penalizzato? Non ci è dato saperlo, visto che Mueller non sempre passa questo tipo di informazioni al team di webspam di Google.

Se usi servizi di questo tipo, però, puoi sempre controllare all’interno di Google Search Console, per vedere se sono presenti notifiche circa azioni manuali nei confronti del tuo sito.

Se è presente una penalizzazione manuale, allora dovrai inviare una richiesta di riconsiderazione del tuo sito, dopo aver rimosso i guest post o aver aggiunto l’attributo “nofollow” o “sponsored” ai link in essi presenti.

Se non ci sono azioni manuali, ma sai di aver utilizzato tecniche simili, è consigliabile aggiungere l’attributo “nofollow” ai link esistenti, per mettersi al riparo da eventuali penalizzazioni future.

I link nei guest post sono dannosi per la SEO?

Alla luce di come Google ha interpretato il servizio di SEMRush e di come SEMRush stesso si è affrettato a rimuoverlo, la risposta sembra essere un deciso “sì”.

O meglio, sono dannosi se il guest post che si va a pubblicare su un sito terzo viene scritto SOLO per ottenere uno o più link dofollow e se, per questo processo, c’è un passaggio di denaro.
Di fatto la situazione appena descritta è un tentativo di manipolare il profilo link di una pagina ed è qualcosa che Google identifica come spam.

Insomma, i guest post come strategia di link building sono da evitare, ma non per questo non hanno più senso nell’ecosistema internet.

Sì, perché un guest post può comunque essere molto utile per veicolare traffico di qualità e per attirare utenti verso il tuo sito.
Se il dominio in cui viene pubblicato l’articolo è visitato da persone potenzialmente interessate a un servizio che vendi, allora quell’articolo potrebbe anche incrementare le conversioni sul sito di suddetto servizio.

Per il resto, i guest post non sono più mezzi utili per cercare di aumentare il proprio ranking e la propria autority attraverso i link: anzi, eventuali link andrebbero corredati dei nuovi attributi sponsored, ugc o del sempreverde nofollow.

Occorre anche tenere a mente che, utilizzando quegli attributi, si “dichiara” a Google che tali link non sono “naturali” e questo potrebbe portare il motore a non considerarli.
O peggio, si potrebbe anche finire “sotto esame” a livello di dominio e profilo link.

Come regola generale, andrebbero pubblicati solo articoli che aumentano l’autorevolezza di un sito e che offrono valore alla comunità online.

Come ottenere link “buoni” per la SEO, dunque?

La strategia migliore – e più sicura – è quella di creare, pubblicare e condividere contenuti di valore, capaci di aumentare l’autorevolezza del tuo sito.

Così facendo si guadagnano anche link naturali, di alta qualità, semplicemente perché le persone VOGLIONO condividere tali contenuti: sono utili, sono completi e interessanti.

Vedi? Si pensa alle persone, non ai motori.

In più, pubblicando sul tuo sito e non su siti terzi, si ottengono anche potenziali miglioramenti di posizionamento organico, traffico di qualità e ricavi.

Insomma, quei 1000 utenti in più sono tutti tuoi. E, chissà, potrebbero anche generare delle conversioni…

Ecco perché il consiglio è quello di pubblicare il TUO contenuto sul TUO sito.

Certo, questo implica l’aver delineato content strategy in ottica SEO. E prima ancora l’aver costruito un’architettura delle informazioni efficace sul tuo sito e aver delineato le tue buyer personas ideali. E la lista è ancora più lunga…

Per generare link, poi, non dimentichiamoci anche le attività di brand awareness (anche detta “notorietà del brand”), che sono per la maggior parte messe in atto offline: una pubblicità particolarmente originale affissa in una zona centrale di un città o uno spot TV on air su reti molto seguite funzionano anche sul web (attirando attenzione e potenzialmente link naturali).

Ci sono attività di link building che non fanno “arrabbiare” Google, quindi, e ti consigliamo di prenderle seriamente in considerazione.

Non farti cogliere impreparato, richiedici una consulenza SEO e evita penalizzazioni lavorando sulla SEO “naturale”.

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