LinkedIn Ads: costi e vantaggi

Linkedin Ads: costi e vantaggi

L’advertising su LinkedIn può essere uno strumento di conversione molto potente nelle mani di consulenti e imprenditori, a patto però di inserirlo in una strategia con obiettivi di marketing ben definiti.

In caso contrario, i costi in media più elevati dei LinkedIn Ads possono trasformare errori strategici nella veloce dilapidazione anche di grossi budget. In questo modo si vanificano tutte le grandi opportunità offerte dalla piattaforma, a cui abbiamo dedicato il corso LinkedIn.

Vediamo vantaggi e svantaggi dei LinkedIn Ads e affrontiamo l’importante questione dei costi e dei margini.

Indice

Panoramica LinkedIn

L’utenza di LinkedIn negli ultimi anni è cresciuta in modo rilevante. Rispetto a Facebook, per esempio, i suoi utenti hanno profili con caratteristiche più strutturate e obiettivi maggiormente definiti.

Alcuni numeri a riguardo:

  • oggi LinkedIn conta un numero di utenti nel mondo prossimo ai 700 milioni;
  • di questi, oltre 300 milioni sono considerati utenti attivi (su base mensile);
  • in Italia gli utenti LinkedIn hanno superato i 20 milioni nel 2020;
  • LinkedIn è il social network professionale per eccellenza e, a detta di molti, il miglior canale di marketing per il B2B.

Il social di proprietà di Microsoft ha come ragion d’essere creare connessioni nel mondo del lavoro tra professionisti di vari settori e ruoli, in base a differenti tipologie di obiettivi professionali.

Per alcuni è uno strumento di ricerca del lavoro, per altri di personal branding, mentre alcune aziende se ne servono per il recruiting. Analizzando i LinkedIn Ads ci soffermeremo specificatamente sulle opportunità di marketing offerte dallo strumento.

Vediamo dunque vantaggi/svantaggi dei LinkedIn Ads, quali presupposti ne amplificano potenzialmente l’efficacia e quando, invece, è meglio puntare su altri strumenti di advertising.

I vantaggi dei LinkedIn Ads

I punti di forza dell’advertising su LinkedIn rappresentano vantaggi insiti nel tipo di utenza del social, oltreché nei presupposti di utilizzo del canale stesso:

  • dati professionali: gli utenti LinkedIn hanno una maggiore propensione a compilare e aggiornare in modo accurato i dati relativi ai propri ruoli, studi e attività lavorative (rispetto soprattutto a un social “generalista” come Facebook, dove tali info sono in linea di massima meno accurate e inserite più sporadicamente). Si tratta di informazioni preziosissime quando ci si sposta sul versante della targettizzazione lato business;
  • targettizzazione business: se si hanno obiettivi di marketing chiari, LinkedIn offre filtri di targettizzazione molto accurati e potenti. Si può filtrare, giusto per fare alcuni esempi, per livello di istruzione, settore aziendale, ruolo, anzianità, dimensioni dell’azienda, interessi, gruppi, e così via;
  • focus: rispetto ad altri social network con una componente di “svago” sicuramente più marcata (vedi Facebook, ma anche Twitter), l’utenza su LinkedIn è, in generale, maggiormente focalizzata sugli obiettivi di carriera o di business. Il social inoltre, per la natura strutturata dei profili, è al momento terreno meno fertile al proliferare di spammer e profili fake;
  • tassi di conversione: grazie al tipo di utenza e alle possibilità di targettizzazione, i LinkedIn Ads offrono in genere lead di maggiore qualità e tassi di conversione più alti rispetto ad altri social (a fronte di costi mediamente maggiori, aspetto che a breve approfondiremo).

Gli svantaggi dei LinkedIn Ads

L’advertising su LinkedIn presenta anche alcuni presupposti che lo possono rendere scarsamente performante in alcuni casi, vediamone alcuni:

  • mercati: non tutti i comparti industriali e di business sono presenti in modo strutturato su LinkedIn. Se il settore economico cui vorremmo rivolgerci con l’advertising ha una presenza debole o scarsamente verticistica sulla piattaforma, il percorso degli Ads partirà già in netta salita;
  • gerarchia: in alcuni settori, un discorso che vale soprattutto per l’Italia, i decision maker aziendali, magari con un’età media abbastanza elevata, non utilizzano, o utilizzano scarsamente LinkedIn. Dunque, anche impostando un targeting oculato, si rischia di non raggiungerli;
  • testing: i costi mediamente più elevati rispetto ad altre piattaforme rendono LinkedIn uno strumento che si presta meno ai test e agli esperimenti che, se da un lato possono tradursi nel “buttare soldi”, dall’altro sono spesso essenziali per raggiungere livelli di performance ottimali (soprattutto nel medio-lungo periodo).
LinkedIn

Costi e margini

Veniamo a quella che, a detta di molti esperti di social media marketing, è la vera nota dolente: LinkedIn costa troppo! Vedremo che, in realtà, è un assunto relativo, più legato ai margini di business dell’inserzionista e, dunque, alle prospettive di ritorno sull’investimento.

Prima alcuni numeri. Su LinkedIn esistono delle impostazioni minime di budget, che generalmente sono:

  • 10 euro di budget giornaliero minimo per campagna;
  • 2 euro di offerta per CPC

Dati alla mano (approfondisci qui le previsioni sui costi dei LinkedIn ads per il 2021), LinkedIn si presenta certamente tra le piattaforme più costose in termini di budget per gli Ads. Decisamente maggiore rispetto, per esempio, alla media su Facebook.

Quello che ne consegue, è che LinkedIn non è per tutti. La piattaforma di advertising si presta bene alle attività di B2B dove lo “scontrino medio” è in genere più alto. I costi elevati la rendono, invece, meno appetibile alla maggioranza delle attività B2C (per esempio, un eCommerce con margini netti non elevati potrebbe far fatica a rientrare dalla spesa pubblicitaria su LinkedIn).

Ma anche nell’ambito del B2B, la vera discriminante è il margine nel prodotto/servizio che si va a portare a mercato. Un’azienda che riesce a marginare molto può permettersi costi per clic e per impression anche elevati (sbaragliando la concorrenza).

Il margine può anche derivare dal tipo di lead a cui si ambisce. Se si opera in un business dove i lead ottenuti sono passibili di un’efficace fidelizzazione sul lungo periodo, il risultato potrebbe valere la spesa sostenuta in advertising.

Per approfondire puoi dare un’occhiata anche qui: Customer Retention.

Conclusioni

Dunque, in conclusione, LinkedIn Ads si presta molto bene a:

  • realtà operanti nel B2B che hanno ampi margini rispetto al prodotto/servizio che portano a mercato (alto valore);
  • aziende che possono permettersi di spendere tanto in advertising in quanto premiate da lead di qualità che, sul medio-lungo periodo, consentono un ritorno sull’investimento;
  • aziende che puntano al recruiting (magari di alto valore in termini di istruzione), scontando così in parte i costi di adibire del personale specifico a tale funzione.

LinkedIn ADS si presta meno invece a:

  • realtà operanti nel B2C (salvo qualche eccezione);
  • realtà operanti nel B2B, ma con servizi/prodotti con margine ristretto;
  • aziende operanti in settori economici non efficacemente presenti su LinkedIn (oppure presenti, ma non in modo preponderante attraverso le figure di decision making).

Se ti serve aiuto per impostare e implementare una strategia di social media marketing su LinkedIn, affidati a una agenzia di digital marketing competente in attività organiche e advertising. Articolo scritto in collaborazione con Francesco Bellomia.

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