LinkedIn per il Personal Branding

Fare Personal Branding su LinkedIn.
Team Avantgrade
5 Marzo 2019

Linkedin è il social network dedicato ai professionisti più amato al mondo: con un picco di crescita dell’11% rispetto allo scorso anno e più di 200 milioni di utenti attivi mensilmente. Attualmente è il social media che cresce meglio nel B2B: ne abbiamo parlato con Simone Bennati, Social Media Manager e Blogger, fondatore e curatore del blog Bennaker.com, dove si occupa di Digital Marketing. Simone è anche ideatore e amministratore di un noto gruppo Facebook capitolino (Ciccio, senti ‘na cosa) dedicato all’incontro tra domande e risposte inerenti il mondo del Web. Di seguito idee e consigli di Simone per sfruttare le incredibili potenzialità del social di casa Microsoft.

Che ruolo ha LinkedIn nella comunicazione del tuo brand personale?

Pur provando un profondo amore per Twitter ed essendo attivo su Facebook quasi 24 ore su 24, LinkedIn è la piattaforma social sulla quale riesco a esprimermi al meglio. Tra tutti, il principale vantaggio è rappresentato dal fatto che posso contare su una rete di contatti altamente selezionati, cosa che rende LinkedIn l’ambiente ideale in cui fare Personal Branding.

Oltre a condividere gli articoli che scrivo per Bennaker.com, ogni giorno pubblico almeno un contenuto (una news, un approfondimento, un report, etc.) preso da altre fonti e che io per primo considero di valore. Mi piace, poi, condividere con coloro che mi seguono pensieri brevi e riflessioni più approfondite inerenti il mondo della comunicazione e quello del digitale.

Entrambe queste attività mi permettono di definire al meglio il mio brand, tanto da portarmi a intrecciare quotidianamente nuove relazioni con professionisti di tutti i settori. Condividere il mio know-how, le mie esperienze e le mie visioni fa sì che io sia identificato innanzitutto come individuo e diventi, quindi, riconoscibile. Un processo, questo, che reputo estremamente importante.

Come possiamo utilizzare Linkedin per parlare di noi, al di fuori delle metriche strettamente connesse alle skills personali?

Come dicevo poc’anzi, il bello di LinkedIn è che può essere utilizzato non solo per valorizzare la propria immagine professionale, ma anche quella personale.

Spesso, ad esempio, mi diverto a raccontare aneddoti che riguardano la mia vita lontano dal web, ma dai quali ho ricavato insegnamenti o intuizioni che mi hanno plasmato, oltre che come professionista, anche e soprattutto come persona.

Se è vero che le soft skills sono così importanti, su LinkedIn è possibile dar loro il giusto risalto e la necessaria visibilità, cosa che può essere fatta attraverso il racconto di sé e del proprio vissuto.

Quali sono, secondo la tua esperienza i contenuti che funzionano di più?

Potremmo discutere a lungo su questo punto, in quanto bisogna innanzitutto capire in che modo si desidera approcciare alla piattaforma (analitico o filosofico?) e quali obiettivi si intendono raggiungere (visibilità a 360°? Raggiungimento di un particolare tipo pubblico? Altro?).

Se dovessimo scegliere un approccio puramente analitico, allora potremmo dire che i contenuti che funzionano meglio sono quelli di tipo testuale. Numeri alla mano, infatti, i post composti da solo testo sembrano essere molto apprezzati dall’algoritmo di LinkedIn, il quale dona loro una visibilità estremamente elevata. Addirittura più elevata di quella di cui godono immagini e link (qui il risultato di alcuni esperimenti che ho effettuato di recente: Quali contenuti funzionano meglio su LinkedIn).

Se invece vogliamo optare per un approccio di tipo filosofico – l’uso del corsivo non è un caso – allora il formato del post non è così importante. A contare, piuttosto, è il tipo di messaggio che si desidera condividere con i propri contatti, il quale deve essere oltremodo sentito e, si spera, in linea con le aspettative del proprio seguito.

Dal mio punto di vista, in media stat virtus, nel senso che è sì giusto condividere ciò che si pensa meriti di essere condiviso, ma è altrettanto doveroso farlo tenendo a mente le dinamiche che determinano la visibilità dei contenuti all’interno della specifica piattaforma.

Detto in parole povere: se è vero che i link condivisi su LinkedIn ottengono meno visibilità dei testi e delle immagini, e a me interessa condividere alcuni dati che ho trovato in giro per la Rete, ho due possibilità: o li trascrivo in un post puramente testuale, oppure li raccolgo all’interno di un’immagine.

“Aiutati che Dio t’aiuta”, diceva mia nonna.

Come si fa a creare un buon piano editoriale per LinkedIn?

Stesso discorso della domanda precedente: non esistono buoni piani e cattivi piani, ma solo piani adatti a raggiungere obiettivi A e piani adatti a raggiungere obiettivi B, C, D, etc.

Una cosa, però, è certa: su LinkedIn, così come su tutte le piattaforme social più utilizzate al mondo, l’essere presenti con la dovuta costanza è estremamente importante. Questo non significa né pubblicare 27 post al giorno, né 1 alla settimana, ma trovare il giusto equilibrio.

A questo va sicuramente aggiunta la necessità di evitare le condivisioni inutili, ovvero quelle poste in essere solo per noia o vanità, e che come unico effetto hanno quello di appesantire il proprio profilo. Si parla/scrive quando si ha veramente qualcosa da dire, altrimenti è molto meglio rimanere in silenzio.

In generale, un buon piano editoriale è tale se, durante la fase di stesura, ci si è immedesimati nel proprio pubblico. Fatto questo, il resto è mera conseguenza.

Quali sono i 4 punti che non possono mancare in un profilo LinkedIn funzionale al proprio personal Branding?

Sui social, si sa, la soglia di attenzione è estremamente bassa e l’utente medio, se non rimane subito colpito da qualcosa, prende e se ne va.

Dato questo, i 4 elementi attraverso i quali l’utente di LinkedIn deve subito far passare il proprio brand sono:

  1. La foto del profilo
  2. L’immagine di copertina
  3. Il sommario
  4. Il riepilogo

Se, attraverso la combinazione di questi 4 appetitizer, si riesce a far venire l’acquolina in bocca al visitatore di turno, la possibilità che questo si sieda a tavola per gustare un pasto assai più ricco e sostanzioso è estremamente alta.

Al contrario, se abbiamo messo sul piatto un poker di elementi sciatti, banali o poco rappresentativi della nostra persona, finiremo con l’essere scartati, o magari con l’attirare l’attenzione di persone con le quali non abbiamo nulla a che spartire e che non si rispecchiano minimamente nei nostri veri ideali. La colpa, però, non sarà di chi deciderà di passare oltre, ma del nostro non essere riusciti a comunicare con la giusta efficacia chi siamo, cosa facciamo, come lo facciamo e perché.

Come evolverà, secondo te, LinkedIn? Quale sarà il suo principale utilizzo nel futuro?

Se tutto va bene, siamo rovinati”, recita il titolo di un film italiano.

Scherzi a parte, se è vero che LinkedIn sta subendo un processo di facebookizzazione dai tratti inquietanti, è altrettanto vero che esiste uno zoccolo duro di utenti che ha capito di non poterlo utilizzare così come utilizza Facebook o Instagram.

Per carità, ognuno è libero di fare quello che vuole e, come detto prima, a determinare la correttezza di un’azione o una scelta è quanto questa sia più o meno funzionale ai propri obiettivi, ma a tutto c’è un limite…

Sono, però, fiducioso, in quanto ho la fortuna di incrociare sempre più persone che, pur non essendo dei geni del Social Media Marketing o del Personal Branding, hanno capito come trarre il meglio da questa piattaforma, cosa che li spinge a comunicare in modo estremamente profittevole (per loro) e gradevole (per chi li segue).

Il mio sentore è che LinkedIn entrerà ogni giorno di più nella vita dei professionisti, abbracciando settori nuovi e apparentemente molto distanti dal mondo digitale.

Quando ci renderemo conto che la scelta di un nuovo dipendente o collaboratore non si basa più sulle sole competenze da questo possedute, ma si estende anche alle peculiarità della persona presa nella sua interezza, allora chi non ha paura di mostrarsi per quello che è non potrà fare a meno di lanciarsi e puntare il tutto per tutto su LinkedIn.

E allora sì che vedremo i veri botti in termini di crescita dell’utenza.

Alice Tarantola
7 Agosto 2019

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