Digital Markets Act: cos’è e cosa prevedono le nuove regole

Il Digital Markets Act (o DMA) segna una svolta epocale nella regolamentazione dei giganti del web. Questo regolamento, attivo dal 7 marzo 2024, si propone come il nuovo faro per una  concorrenza leale e la tutela della privacy degli utenti, ponendo le basi per delle digital strategy più etiche e trasparenti, stabilendo nuovi standard per le grandi piattaforme online definite come “gatekeeper“.

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Cos’è il Digital Markets Act?

 

Il Digital Markets Act (DMA) è una legge dell’Unione Europea creata per garantire che i mercati digitali siano equi e aperti per tutti. Immagina un campo da gioco dove alcune squadre molto grandi, come grandi aziende tecnologiche, occupano quasi tutto lo spazio, rendendo difficile per le squadre più piccole, come le startup o le piccole imprese, giocare o essere viste.

Il DMA stabilisce delle regole per queste grandi aziende, definite “gatekeeper“, perché non abusino della loro posizione dominante per ostacolare la concorrenza o limitare la scelta e l’innovazione per gli utenti. Questo include cose come rendere più facile per gli utenti cambiare tra diversi servizi o impedire alle grandi aziende di trattare ingiustamente i prodotti o servizi concorrenti.

L’obiettivo è di rendere il mercato digitale più equo e competitivo, incentivando l’innovazione e offrendo agli utenti europei più scelte e controllo.

Ricordiamo inoltre che il DMA, insieme al Digital Services Act, costituisce il pilastro del Digital Services Package della UE, in vigore dal 2023.

Gatekeeper: chi sono e quali sono le sanzioni previste

 

Sono 6 i principali gatekeeper nel panorama digitale. Tra questi troviamo Alphabet (Google), Amazon, Apple, ByteDance (TikTok), Meta e Microsoft. Queste aziende devono rispettare gli obblighi stabiliti dalla legge UE sui mercati digitali e, in caso di violazioni, affrontare sanzioni fino al 10% del fatturato globale, che raddoppiano in caso di recidiva.

Le nuove direttive delineano un campo di gioco più equilibrato:

  1. Promozione imparziale: le grandi aziende non possono favorire i propri prodotti o servizi rispetto a quelli offerti da altre società concorrenti;
  2. Libertà di scelta nel pagamento: le piattaforme non possono obbligare gli utenti ad utilizzare esclusivamente il loro metodo di pagamento;
  3. Trasparenza nell’uso dei dati personali: i dati degli utenti devono essere utilizzati in modo trasparente e conforme alle leggi sulla privacy;
  4. Equità nei contratti commerciali: le piattaforme non possono imporre condizioni contrattuali discriminatorie o ingiuste agli utenti commerciali;
  5. Neutralità nelle app preinstallate: i gatekeeper non possono preinstallare applicazioni software in modo da favorire in modo sleale determinati servizi o prodotti;
  6. Libertà per gli utenti commerciali: le piattaforme non possono imporre restrizioni ingiuste o discriminatorie agli utenti commerciali che operano sulla loro piattaforma;
  7. Evitare di ricorrere a determinate pratiche di vendita aggregata: non si possono usare pratiche di vendita che limitano la scelta degli utenti o che favoriscono in modo ingiusto determinati fornitori.

 

Puoi approfondire le nuove regole che stanno ridefinendo il mercato digitale sul testo della Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.

L’impatto del DMA sul settore del turismo

 

Uno dei settori più interessati dalle nuove regolamentazioni è proprio quello del turismo. Le implicazioni per le aziende del settore alberghiero e dei viaggi sono molteplici e possono influenzare le loro operazioni in modo significativo.

Piattaforme come Booking.comGoogle Maps e Airbnb si apprestano a navigare in acque regolate da standard più rigorosi, un cambiamento che potrebbe rivoluzionare il loro rapporto con utenti e fornitori.

Nel dettaglio:

  • Nuove regole per vecchi giganti: come abbiamo avuto modo di approfondire in precedenza, le aziende designate come gatekeeper si vedranno imporre limiti stringenti sulle loro operazioni e pratiche commerciali al fine di preservare la concorrenza nel mercato digitale. Ad esempio, Google potrebbe essere obbligato a non favorire il suo servizio “Google Travel” nei risultati di ricerca rispetto a concorrenti come Expedia, Tripadvisor e Booking Holdings;
  • Algoritmi sotto la luce del sole: la trasparenza diventa la parola d’ordine per i gatekeeper, che dovranno essere più trasparenti sul funzionamento dei loro algoritmi. Questo potrebbe avere un impatto diretto sulla visibilità delle offerte turistiche e sui risultati di ricerca nel settore, favorendo una distribuzione più equa delle opportunità tra le varie realtà imprenditoriali;
  • Libertà di scelta: le compagnie saranno obbligate a concedere agli utenti la libertà di disinstallare le app preinstallate, un cambiamento che potrebbe influenzare in modo significativo le app di viaggio integrate nei dispositivi mobili. Gli utenti potrebbero beneficiare di una maggiore autonomia nella personalizzazione del proprio ecosistema digitale, scegliendo le applicazioni che meglio rispondono alle loro esigenze di viaggio;
  • Comunicazione senza confini: le società dovranno rendere le loro app di messaggistica interoperabili con quelle delle aziende rivali, facilitando così le comunicazioni tra fornitori di servizi turistici e clienti. Questo potrebbe tradursi in un dialogo più fluido e diretto, con un impatto positivo sull’esperienza complessiva del viaggiatore;
  • Booking al tavolo delle trattative: Booking.com sta cercando di negoziare con l’Unione Europea sull’applicabilità del Digital Markets Act alla sua attività, indicando che potrebbe avere un impatto significativo sulle sue operazioni. Le decisioni che emergeranno da queste trattative potrebbero delineare nuovi scenari competitivi e strategici per l’intero settore;
  • Google Maps: le recenti modifiche apportate da Google Maps, come la disabilitazione del clic sulla mappa nei risultati di ricerca e la rimozione del link diretto a Google Maps, riflettono gli sforzi di conformità al DMA. Queste modifiche potrebbero stimolare gli albergatori e i gestori di attività turistiche a esplorare nuove strategie di marketing digitale per garantire che le loro offerte siano facilmente accessibili e visibili ai potenziali clienti. E in un contesto in cui la visibilità diretta è ridotta, la qualità dell’esperienza offerta e la capacità di emergere attraverso canali diversificati diventano ancora più cruciali.

Le sanzioni previste dal DMA

 

Come già anticipato, il DMA conferisce alla Commissione Europea l’autorità esclusiva di intervenire nei confronti dei cosiddetti “gatekeeper” del mercato digitale. Questa prerogativa include la possibilità di imporre sanzioni pecuniarie significative, che possono raggiungere fino al 10% del fatturato globale dell’impresa sanzionata. Tale percentuale può essere ulteriormente incrementata, arrivando al 20% nel caso di reiterazione dell’infrazione.

Di fronte a violazioni considerate sistematiche, il DMA abilita la Commissione Europea ad attuare misure correttive supplementari. Tra queste, figura l’obbligo imposto ai gatekeeper di dismettere una filiale o porzioni di essa, oppure il divieto di effettuare nuove acquisizioni di servizi che potrebbero ulteriormente aggravare lo squilibrio competitivo nel mercato

In un mondo digitale in rapida evoluzione, il Digital Markets Act è un importante passo verso un mercato digitale più equo e competitivo. Questo atto non si limita solo a imporre regole; è una promessa di un mercato più giusto per tutti, dove l’innovazione può prosperare in un contesto di giusta concorrenza.

E mentre le piattaforme dominanti si adeguano, le piccole imprese intravedono l’alba di nuove possibilità per affermarsi e prosperare.

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