Il 25 settembre 2025 si è svolto a Milano l’evento SEO Vibes, la conferenza digital che gira l’Europa organizzata da WhitePress. Tra i protagonisti anche Ale Agostini, founder di AvantGrade.com, che ha parlato del futuro della SEO a seguito del crescente uso dell’AI generativa e in particolare come ripensare la keyword research. Ecco la sintesi dell’intervento.
Durante il suo intervento, Agostini ha evidenziato come molti settori – compresa la SEO – stiano rischiando di concentrarsi solo sul modo di fare le cose del passato, trascurando l’innovazione AI che apre le porte a nuovi modi di fare digital marketing.
L’esempio di Kodak, incapace di adattarsi ai cambiamenti tecnologici, è stato un monito chiaro alle agenzie di search marketing: restare immobili e fare le cose “come si è sempre fatto” significa perdere competitività.
Agostini ha spiegato come Google con le AI Overview e l’AI mode agisca sempre più da intermediario tra utente e contenuto del sito, mandando sempre meno traffico diretto e seguendo dinamiche simili a quelle già viste in Cina con WeChat che di fatto è diventato anche motore di ricerca.
Il sito web non è più il punto di atterraggio primario delle ricerche online, ma a tendere diventa un ingrediente nelle risposte generate dalle piattaforme AI.
Dati Cloudflare alla mano, nel 2025 per ogni singola sessione utente si registrano ben 18 passaggi dei bot di Google, mentre solo 1 anno fa il rapporto era 1 sessione umana per ogni 6 sessioni dei bot Google.
Questo porta a una riflessione importante: il sito è sempre la destinazione per BOT e Agenti e in questo senso la SEO e la GEO diventano ancora più rilevanti per emergere nelle risposte dei motori di ricerca classici e AI.
Un altro punto chiave è l’assoluta rilevanza dei motori di AI generativa.
Con oltre 13 milioni di utenti attivi in Italia, strumenti come GPT hanno raggiunto una diffusione rapidissima e non più ignorabile se hai un brand importante da gestire lato marketing e comunicazione.
Secondo le proiezioni di Profound, entro il 2028 i classici “link blu” saranno raggiunti in termini di utilizzo dalle conversazioni e interazioni sui motori IA dove gli utenti non usano Keyword ma domande complesse e conversazioni long-tail, richiedendo strategie SEO completamente nuove.
Le strategie basate su keyword secche appartengono al passato.
La nuova frontiera è la question research, ovvero l’analisi delle domande reali degli utenti e dei relativi intenti di ricerca.
Agostini ha sottolineato che oggi i clienti vogliono essere guidati dalle agenzie SEO e non si accontentano più di lunghi file Excel pieni di dati e volumi di ricerca delle keyword: vogliono strategie consulenziali e personalizzate, capaci di generare valore e lead.
La comprensione delle entità e degli intent è ormai centrale per la SEO moderna, con l’obiettivo di essere chiari sia per gli algoritmi che per gli utenti finali.
Agostini ha illustrato il concetto di Query Fan-out, il processo attraverso cui una domanda complessa viene scomposta in sottodomande (ad esempio su prodotto, design, batteria).
Questo approccio, tipico dei Large Language Models (LLM) come GPT, impone alla SEO di considerare non solo le domande che l’utente fa, ma anche quelle che potrebbe fare.
Con esempi pratici, è stato mostrato come l’uso delle regex in Search Console permetta di intercettare query lunghe (oltre 15 parole) e scoprire gemme informative preziose.
Agostini ha anche ricordato che le impression vanno considerate metriche rilevanti, al pari dei click.
In chiusura, Agostini ha suggerito alcune linee guida operative:
L’intervento di Ale Agostini al SEO Vibes Milano ha mostrato come la SEO sia in piena trasformazione: l’AI generativa, il nuovo ruolo dei motori di ricerca e la centralità delle domande degli utenti obbligano a ripensare processi, metriche e metodologie.
Per chi lavora nel digital marketing, la sfida è chiara: meno keyword, più domande, più valore per il business.