Accessibilità digitale: come rendere il sito web più inclusivo

Una delle tematiche che sarà sempre più di rilievo dal 2022 in poi è l’accessibilità digitale, fattore di fondamentale importanza per tutte le imprese che curano la propria presenza online. Con le nuove regole emanate dall’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale), infatti, entro il 2025 tutte le aziende che hanno un sito web dovranno risultare a norma in termini di accessibilità digitale.

Ma cosa si intende nello specifico? Vediamo insieme più nel dettaglio tutto ciò che riguarda l’accessibilità digitale: cos’è, chi riguarda e come mettersi a norma.

Indice

Cos’è l’accessibilità web e perché è importante?

Per accessibilità digitale si intende la capacità dei sistemi informatici di rendere accessibile, tramite configurazioni particolari e software, un sito internet permettendo a persone con disabilità di fruire del sito web allo stesso modo di qualsiasi altro utente. All’interno delle disabilità si identificano, ad esempio, ipovisione, cecità, sordità, disabilità motorie o difficoltà di comprensione.

Si tratta di un tema molto attuale in quanto spesso non vengono adottate dalle aziende le misure adatte per permettere a tutti gli utenti una facile navigazione in rete.

Ma di quanti utenti stiamo parlando esattamente?

In Italia, dai dati Istat sappiamo che la popolazione disabile è di circa 2,6 milioni di persone. Un numero assolutamente non trascurabile di possibili utenti interessati alla tua azienda.

Rendere il sito web accessibile è quindi per le imprese non solo un dovere, ma anche un’opportunità di visibilità, oltre a quella offerta dall’ottimizzazione seo, di far arrivare la propria comunicazione ad un pubblico ancora più ampio, utilizzando tecnologie assistive che consentano alle persone affette da disabilità di navigare sul sito web.

Dal momento che la legge stabilisce che dal 2025 tutti i siti dovranno essere accessibili, è importante capire a fondo l’argomento e mettersi a norma per tempo.

Legge stanca: di cosa si tratta?

Con il termine Legge Stanca si intende la legge dell’ordinamento italiano del 9 gennaio 2004, n. 4 che stabilisce le “disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici” ed impone alle Regioni ed agli Enti Locali il rispetto dei requisiti di accessibilità per tutti i beni e servizi informatici.

Con questa normativa viene tutelato e garantito alle persone con disabilità l’accesso ai servizi informatici e telematici della pubblica amministrazione e ai servizi di pubblica utilità.

Con il Decreto legge del 16 luglio 2020, n. 76 il legislatore ha avviato una riforma sostanziale della Legge Stanca, inserendo anche le grandi realtà aziendali del settore privato tra i destinatari della normativa.

Accessibilità, app e siti: chi è obbligato ad adeguarsi?

Secondo questa riforma le aziende con un fatturato medio, negli ultimi tre anni di attività, superiore a cinquecento milioni di euro dovranno predisporre i loro prodotti e servizi per essere utilizzati da persone con disabilità entro il 5 novembre 2022.

La Direttiva UE 2019/882 inoltre estende l’applicabilità della disciplina anche a tutti gli operatori economici, che saranno tenuti ad attenersi alle nuove regole entro giugno 2025, tale anticipazione deve essere un incentivo ad avviare le attività di adeguamento già da quest’anno (2022).

In aggiunta, i soggetti erogatori sono chiamati a pubblicare anche la dichiarazione di accessibilità (art. 3-quater, comma 1 della Legge 4/2004) per ciascun sito web e app che eroga servizi digitali al pubblico.

Accessibilità digitale: cosa fare per mettersi a norma?

I soggetti destinatari della Legge Stanca devono quindi:

  • realizzare siti web e applicazioni accessibili, conformi alle linee guida emanate dall’AgID;
  • fornire ed aggiornare periodicamente la dichiarazione di accessibilità particolareggiata, esaustiva e chiara sulla conformità dei rispettivi siti web e applicazioni mobili alla Legge n. 4 del 2004;
  • mettere a disposizione del dipendente con disabilità la strumentazione hardware e software e la tecnologia assistiva adeguata alla specifica disabilità.

La legge inoltre vieta alle aziende di stipulare contratti per la realizzazione e la modifica di siti web e applicazioni mobili quando non è previsto che essi rispettino i requisiti di accessibilità stabiliti nelle linee guida dell’AgID;

I requisiti dettati dalla legge sull’accessibilità digitale 

Per le azienda con un fatturato medio di almeno 500 milioni, la scadenza per adeguarsi alla normativa in tema di accessibilità digitale è imminente (5 novembre 2022). Per supportare le imprese verso la transizione, l’Agenzia per l’Italia Digitale ha creato le Linee guida sull’Accessibilità degli strumenti informatici“, in cui vengono specificati:

  • i requisiti tecnici per l’accessibilità, con riferimento alle norme tecniche europee rilevanti;
  • i metodi di verifica dell’accessibilità degli strumenti informatici;
  • le indicazioni da inserire nella dichiarazione di accessibilità;
  • la definizione specifica dei casi di onere sproporzionato, ovvero le casistiche in cui per l’azienda mettersi a norma entro i termini stabiliti dalla legge presuppone un impegno finanziario o organizzativo troppo elevato. In questi casi è data all’impresa una deroga.

L’accessibilità web va vista come un’opportunità per le aziende. Resta infatti valido il suggerimento di anticipare queste normative aggiornando siti web e applicazioni per ampliare le proprie opportunità di mercato battendo la concorrenza. L’adozione di strumenti votati all’accessibilità digitale richiede una discreta esperienza specializzata, per questo il nostro consiglio è di affidare il proprio sito web o la propria app a dei professionisti in materia.

Linee guida per rendere il sito web accessibile

Cosa deve fare nello specifico l’azienda per rendere il sito web accessibile? Ecco alcune linee guida da seguire:

  • verificare che ci siano testi alternativi inseriti (alt-tags) in ogni immagine;
  • controllare che tutto il testo abbia un elevato rapporto di contrasto, ad esempio inserire il testo nero su uno sfondo bianco o il testo chiaro su uno sfondo scuro;
  • tutti i testi devono essere scritti in un font abbastanza grande da essere facilmente letti da ogni utente;
  • anche i bottoni e pulsanti devono essere abbastanza grandi poter risultare ben visibili;
  • bisogna consentire a chi naviga di usare l’input vocale, strumenti voice-to-text e text to voice, lettori schermo e altre tecnologie di assistenza verso le persone cieche o ipovedenti;

Caso di successo: L’Oréal

Per L’Oréal l’accessibilità è stata la massima priorità durante la creazione del suo nuovo sito web. “Il primo passo verso l’accessibilità consiste nel comprendere i diversi tipi di disabilità e come colpiscono milioni di persone“, afferma François Cunche, capo del progetto digitale dell’azienda di cosmetici.

L’Oréal ha deciso di mettersi nei panni dei clienti ipovedenti e con problemi cognitivi e capire a pieno come venisse utilizzato da loro il sito web. In questo modo, ha voluto aumentare la consapevolezza migliorando il sito web e adottando lo standard di settore Web Content Accessibility Guidelines (WCAG). 

Dopo aver gettato solide basi, il team di prodotto si è spinto ben oltre, aggiungendo ulteriori funzionalità legale all’accessibilità digitale. Ad esempio, ora L’Oréal offre controlli per l’accessibilità nel menù di navigazione del sito in modo da permettere alle persone di selezionare determinate impostazioni in base alle proprie esigenze, ovvero: 

  • modalità di contrasto elevato: permette di visualizzare il sito con un forte contrasto di bianco e nero;
  • possibilità di scegliere di eliminare le animazioni all’interno del sito.

Sanzioni: cosa si rischia?

Come abbiamo anticipato, il tema dell’accessibilità digitale è di notevole importanza non solo a livello etico, ma anche legale: violare le normativa significa incappare in conseguenze di diversa natura, dalla nullità dei contratti stipulati a salate sanzioni amministrative.

La competenza per l’accertamento delle violazioni e per l’irrogazione delle sanzioni conseguenti è sempre dell’AgID: nel momento in cui vengono riscontrate violazioni, viene concesso all’aizenda un termine entro il quale eliminare le infrazioni. Se allo scadere del termine la violazione persiste, l’AgID eroga una sanzione amministrativa pecuniaria che potrebbe arrivare fino al 5% del fatturato.

Conclusioni

L’accessibilità digitale degli strumenti informatici è forse stato un aspetto troppo spesso sottovalutato in passato dalle aziende. A fronte della normativà in atto e della necessità di includere tutti gli utenti nella fruizione del sito, le aziende di ogni dimensione che operano online dovranno ora adeguarsi alle disposizioni dell’AgID e agire in tempo per rendere i propri portali digitali accessibili.

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