Che LinkedIn sia il social network ideale per trovare nuove occasioni di lavoro, ma anche per fare personal branding è qualcosa che negli ultimi tempi salta sempre più all’occhio. Ma non solo: è un social in cui è possibile creare relazioni valide, essere aggiornati su nuove tendenze e novità sul proprio lavoro purché si sappia costruire il feed giusto con una buona rete in grado di dare sempre ottimi spunti.
Purché questo avvenga, però, bisogna partire da un presupposto: essere su LinkedIn nella maniera “corretta” vuol dire curare il proprio profilo e i propri contenuti in modo da far capire agli altri quali sono le nostre competenze, i nostri valori e di cosa ci occupiamo. In ciò un ruolo fondamentale ce l’ha, oltre capire come funziona l’algoritmo di LinkedIn, la SEO. Sì, anche su LinkedIn. Visto che il social ha un suo motore di ricerca che somiglia molto a Google.
Vediamo quindi come migliorare il proprio profilo usando la SEO e come realizzare contenuti che si trovano facilmente e invitino gli altri a interagire.
Il profilo è in effetti il biglietto da visita su LinkedIn. A volte, quando lo si crea lo si fa in maniera “sbadata”, inserendo una foto non adatta, non ottimizzando le informazioni sul badge (che è la parte che una persona vede di te quando ti cerca in mezzo a tante altre) e tanto altro ancora. Invece il profilo va creato in ottica SEO, già a partire dalle immagini, vediamo come in modo più approfondito.
Cosa significa? Che prima di caricare la propria immagine di profilo e quella di copertina dovrai salvarle nel modo giusto. Nel caso della foto profilo, rinomina la foto utilizzando nome e cognome con trattino in mezzo o underscore, nel caso di quella di copertina dipende da cosa rappresenta. La foto cover infatti può essere:
Quanto alle dimensioni per le immagini su LinkedIn, utilizza 400×400 pxl per la foto profilo e per quella di copertina 1536 x 396 pixel.
L’headline (la dicitura breve che compare sotto al tuo nome e cognome) è uno dei campi più importanti in ottica di posizionamento su LinkedIn. Qui, infatti, devi:
Esempio: “SEO Specialist | Content Strategist | Esperto in piani editoriali e consulenza digitale”.
Evita di limitarti solo al ruolo perché, qualora una persona cercasse su LinkedIn dei copywriter o dei SEO specialist, sempre per fare degli esempi, e questi comparissero uno accanto all’altro, avere un qualche elemento che ti distingue può portare al click! A tutto questo potresti decidere di aggiungere una mission purché sia breve oppure dire, in pochissime parole, come fai quelle determinate cose.
Un consiglio extra: se stai cercando nuove opportunità lavorative, evita di scrivere “disoccupato/a” o simili; punta piuttosto su una formula che esprima passione e competenza (“Appassionato/a di Digital Marketing, aperto/a a nuove sfide”).
Da un po’ di tempo a questa parte, su LinkedIn si può decidere di “passare”al profilo creator, consigliato, per l’appunto, per chi realizza contenuti. Come attivare il profilo creator? Ti basterà entrare nel tuo profilo, scorrere fino alla sezione “risorse” e mettere la modalità “creatore di contenuti” attiva.
Quali sono i vantaggi? Diversi, anche in ottica SEO.
Il profilo creator, innanzitutto, consente di inserire un link con tanto di CTA: sì, si tratta di un backlink che può rimandare al tuo sito, al blog, a una pagina con i servizi, a un portfolio, a un presentazione, a uno speech. Il consiglio è di personalizzare l’anchor text con una CTA anziché lasciare visibile il link.
Qualche esempio? “Scopri di più sul mio lavoro” oppure “Incontriamoci online” (qualora rimandassi a un appuntamento su Calendly) o tanto altro che faccia capire dove vuoi indirizzare la persona che sta visitando il tuo profilo.
Essere un creator consente, nella parte del badge, ossia sotto l’headline, di indicare fino a 5 argomenti (parole precedute da hashtag) in cui ci si sente particolarmente ferrati e che saranno “materia” dei post su LinkedIn. Per decidere quali, ti consigliamo di utilizzare il motore di ricerca interno di LinkedIn e fare il “matching” tra quello di cui vorresti parlare e come le persone lo cercano.
Da qualche tempo a questa parte, inoltre, è possibile anche impostare una pagina relativa ai servizi che offrite come freelance, ma anche come dipendenti. Puoi indicarne massimo 5 che, per essere visibili, devono essere “condivisi” anche da LinkedIn. Cosa vuol dire? Che partendo da un elenco precompilato e in base ai servizi che offri, potrai indicare i 5 che ti rappresentano di più.
La sezione Informazioni (o “summary”) è lo spazio più ampio per raccontare di te e del tuo background. Qui hai fino a 2.600 caratteri (spazi inclusi), ma solo i primi 200 sono visibili subito: per incuriosire il lettore, concentrati su un attacco forte e poi approfondisci.
Questa descrizione di te non deve tanto riportare le esperienze maturate nel corso degli anni – per quelle c’è lo spazio ad hoc – quanto raccontare chi sei e cosa fai, usando le esperienze in modo che emerga un fil rouge che le colleghi tutte. Per questo, oltre a una buona capacità narrativa – evitando di sciorinare frasi come “faccio questo”, “ho ottenuto quello”: troppo autoreferenziali! – il consiglio è di raccontare di te avendo ben chiaro a chi ti rivolgi e chi vorresti ti contattasse su LinkedIn e con quale intento.
Vuole sapere chi sei e cosa fai, ossia fa una ricerca navigazionale perché ti conosce già? Oppure sta cercando una persona che fa il tuo lavoro ed è arrivata al tuo profilo? In questo caso l’intento è informazionale ma anche transazionale, ecco perché non sarebbe male mettere una CTA finale.
Altro consiglio: usa frasi non troppo lunghe in modo che siano semplici da leggere e adotta un linguaggio chiaro e accessibile cosicché, anche chi non sa nulla del tuo lavoro, possa capire bene cosa fai. E ovviamente usa la parole chiave, qualora siano tutte anglosassoni e tu non possa farne a meno magari cerca di dare una definizione di quella competenza, di quell’esperienza ecc… Tutto ciò serve per far capire al lettore di cosa stai parlando e intercettare chi, non conoscendo la parola precisa, usa più termini per arrivare a quello che tu stai dicendo con uno solo.
Hai mai sentito parlare di ontologie laterali e SEO semantica? Vale anche su LinkedIn. Così come puoi usare sinonimi, co-occorrenze e inserire gli argomenti correlati.
Nel summary poi puoi inserire anche 5 skills, anche in questo caso valgono tutte le regole SEO: partendo dal lavoro e dal servizio che offri, cerca su LinkedIn quelle che ti descrivono di più oppure aiutati con un tool SEO per capire quali sono le skill collegate che le persone cercano/conoscono.
Anche questo spazio può vedere la SEO protagonista. In che senso? Oltre a indicare quale ruolo hai ricoperto in un’azienda o come libero professionista e per quanti anni, il mio consiglio è di curare bene la descrizione – usando parole chiave – in cui racconti in cosa consistesse quell’attività e quali obiettivi sei riuscito a raggiungere.
LinkedIn, da qualche tempo, dà inoltre modo di aggiungere le skills che hai sviluppato, fino a un massimo di 5. Anche qui, come per quelle indicate nel badge, non si può “inventare” ma si tratta di skill che devono essere “riconosciute” dal social.
LinkedIn permette di personalizzare l’URL del tuo profilo, eliminando numeri e caratteri casuali. Idealmente, includi nome, cognome e, se necessario, una keyword. Ad esempio: www.linkedin.com/in/nome-cognome-seo-specialist
Per farlo, clicca su “Modifica profilo pubblico e URL” in alto a destra quando sei nel tuo profilo.
L’ultima parte di questo articolo non poteva che essere dedicata ai contenuti su LinkedIn che, se hai deciso di passare al profilo creator, sono fondamentali. Ma anche se dovessi non optare per il profilo creator, i contenuti sono fondamentali.
LinkedIn non è un cv online, ma richiede di partecipare attivamente alla vita del social e usarlo per fare personal branding, indubbiamente, ma anche per condividere quanto si sa, le proprie opinioni e interagire con gli altri. Per far sì che tutto questo avvenga, il consiglio è di pubblicare post sugli argomenti che hai indicato (in alto nel badge, ricordi?) come di tua competenza.
Questo non vuol dire che ogni tanto non puoi spaziare su altro, ma che ci deve essere una linea editoriale, sì, proprio come in un giornale. Tale linea prevede oltre agli argomenti che vengono trattati, anche il come farlo e con quale tono di voce.
Tutto questo, pertanto, richiede che tu faccia una riflessione a monte su come vuoi gestire la tua presenza su LinkedIn e di conseguenza dia vita a un piano editoriale in modo da decidere quale tipo di contenuti postare (post + foto, carosello, sondaggi), la cadenza (anche a grandi linee), la quantità e a chi sono rivolti.
Tale “decisione” può essere scritta su un foglio di word, su un power point, su Google keep (solo per fare qualche esempio) e poi riportata in un excel o foglio Sheet (se siamo nel mondo Google) in cui realizzare un vero e proprio calendario editoriale. Cosa inserire?
L’ultima voce, risultati, potrà esserti utile per tenere traccia dell’andamento del post, puoi annotarti impression, numero di interazioni e commenti a una settimana e poi a un mese dalla pubblicazione e capire se effettivamente questo tipo di post funziona. Inoltre, potrei farti un’idea di quali siano orario e giorno più “proficui” per te.
Quanto ai post, con gli ultimi aggiornamenti dell’algoritmo, LinkedIn ha fatto capire che “spingerà” quelli ritenuti utili e indirizzati a un pubblico ben preciso e farà in modo che a vederli siano i tuoi follower, ecco perché perché è importante avere un piano editoriale con contenuti interessanti e pertinenti. Ma non solo: conta molto scriverli tenendo conto della user experience.
Cosa significa? Che l’ideale è iniziare con attacco che sia una domanda o un’affermazione che poi venga spiegata nel corso del post o, se si sta raccontando una case history, magari iniziare dalla fine ossia dal risultato raggiunto per poi ricostruire quanto è successo.
Nello scrivere si possono usare parole chiave, si possono prediligere frasi brevi, si può suddividere il testo in paragrafi, usare le emoji (senza esagerare!) e tutto quello che renda il testo più appetibile.
Da sapere: i post ormai hanno una lunghezza di 3mila caratteri, ma non c’è bisogno di usarli tutti. Un testo che funziona è sui 1200-1500 caratteri, lunghezza che sembra molto apprezzata.
Un discorso a parte merita, LinkedIn publishing, dove ci si può dedicare ad approfondimenti con articoli, con tanto di immagini, link, blockquote, H2, H3 ecc…, che sono simili a quelli di un blog. Tant’è che publishing è il blog di LinkedIn che funziona molto in ottica SEO: capita spesso che in base a una determinata ricerca, i motori propongano come risposte proprio gli articoli di LinkedIn.
Anche qui, però, occorre non lasciare nulla al caso e utilizzare un calendario editoriale.
Oltre alla pubblicazione regolare di contenuti, partecipa alle discussioni nei Gruppi LinkedIn pertinenti al tuo settore e commenta o metti “Mi piace” ai post di colleghi o potenziali partner. Ogni interazione è una chance per farti notare e per migliorare il tuo “Social Selling Index” (SSI), un punteggio che LinkedIn assegna basandosi su:
Più alto è il tuo SSI, più il tuo profilo – e i contenuti che pubblichi – avranno visibilità.
Oltre a quanto spiegato, ecco alcuni spunti aggiuntivi:
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Un profilo tradotto in più lingue amplia la platea di recruiter e potenziali contatti che possono trovarti tramite ricerche effettuate nella loro lingua madre. In termini di SEO, l’uso di parole chiave specifiche per ciascun idioma permette di intercettare query mirate e aumenta la probabilità di comparire fra i risultati di ricerca degli utenti che operano in mercati diversi, dando maggiore visibilità internazionale al tuo profilo.
È opportuno sfruttare la sezione dei contenuti multimediali nelle Esperienze o nel Summary, caricando file o link diretti a progetti e case study di maggior rilievo. In questo modo, non sovraccarichi l’headline o l’area principale del profilo con troppi link ma offri comunque una panoramica chiara del tuo lavoro, ottimizzando le parole chiave rilevanti nelle descrizioni e rispettando le logiche SEO.
Commentare con costanza e in modo pertinente i post di altri professionisti o aziende affini al proprio settore può attirare l’attenzione di potenziali contatti e aumentare la considerazione dell’algoritmo di LinkedIn. Ogni interazione intelligente diventa un segnale di autorevolezza e affidabilità, fattori che contribuiscono a far emergere il tuo profilo nei risultati di ricerca interni e a rafforzare il tuo personal brand.
Articolo scritto da Cristina Maccarrone.
Cristina Maccarrone è giornalista, content strategist, SEO copywriter e formatrice. Siciliana trapiantata a Milano scrive di digitale, lavoro, diritti e welfare. Ama la pizza, chiacchierare, girare la città in bicicletta e leggere libri, rigorosamente di carta.