Core Web Vitals: perché la SEO diventa anche UX

Google e i Core Web Vitals di UX
Ale Agostini
3 Giugno 2020

Hai presente quando entri in un sito e i tempi di caricamento sono lenti, l’interfaccia è mal progettata per il tuo dispositivo, le pagine si modificano mentre si caricano e prima di poter interagire con la pagina hai tutto il tempo per un caffè? 

Ecco, Google sta intervenendo integrando alla SEO un set di specifici indicatori e metriche (i cosiddetti Core Web Vitals) di user experience (UX) per un Web più piacevole.

L’integrazione dei Core Web Vitals nei tool di Google

In esclusiva per i nostri lettori abbiamo sintetizzato le cose più importanti che dovete tenere in considerazione da subito.

Cosa sono i Core Web Vital Signs

I nuovi indicatori #SEO sono già disponibili ma entreranno in vigore a livello di fattori di ranking nei prossimi mesi. I segnali web essenziali, estratti sull’esperienza reale usando Chrome, rispecchiano i dati di effettivo utilizzo delle tue pagine da parte di utenti reali. Questa è una novità, in quanto prima si usavano simulazioni fatte con BOT o strumenti automatici e per questo molti marketers le consideravano “troppo tecniche” e slegate dalla user experience effettiva sperimentata dalle persone. 

Le metriche in Google Search Console

I Core Web Vitals invece combineranno metriche quantificabili relative a velocità, reattività e stabilità visiva con altri criteri come la compatibilità verso i dispositivi mobile, la navigazione sicura (HTTPS) e senza invasioni di pop-up. I segnali web essenziali sono 3 e li vediamo adesso.

Largest Contentful Paint (Rendering del grosso della pagina – LCP)

È il tempo di rendering dell’elemento di contenuto più grande visibile all’interno della finestra. È una metrica incentrata sull’utente e misura la velocità di caricamento percepita prendendo come riferimento della pagina il contenuto principale in termini di pixel.

Un veloce LCP aiuta a rassicurare il visitatore, visto che la pagina è rapidamente fruibile e utile.Per fornire una buona esperienza utente, i siti dovrebbero caricare il “grosso della pagina “ entro i primi 2,5 secondi.

First Input Delay (Ritardo di risposta – FID)

Il FID misura il tempo che intercorre tra la prima volta in cui un utente interagisce con una pagina (ovvero quando fa clic su un collegamento, tocca un pulsante, etc.) e il momento in cui il browser è effettivamente in grado di rispondere a tale interazione. Per una buona UX, gli utenti dovrebbero essere in grado di interagire con la pagina entro 100 millisecondi.

Cumulative Layout Shift (“Mal Di Mare” della pagina – CLS)

Hai presente quando leggi un articolo online è qualcosa cambia improvvisamente sulla pagina? Senza preavviso, il testo si sposta e stai per toccare un link ma nell’istante in cui clicchi il link si sposta e finisci per fare clic su qualcos’altro!

Ecco, quel comportamento è monitorato dal CLS, che misura la somma totale di tutti i punteggi dei singoli movimenti di layout per ogni spostamento imprevisto che si verifica in pagina. Uno spostamento del layout si verifica ogni volta che un elemento visibile cambia la sua posizione da un frame all’altro, spesso per questioni di caricamento asincrono o perché degli elemementi vengono aggiunti “sopra” al contenuto esistente in pagina.

Per una buona UX, l’indicatore CLS dovrebbe essere inferiore a 0,1.

I Core Web Vitals diventano la metrica di valutazione della UX

La disponibilità di queste 3 metriche cambia l’analisi della UX e  dell’esperienza in pagina, rendendola sostanzialmente disponibile nei pacchetti di consulenza SEO di ogni agenzia SEO che si rispetti.

Per ora Google continuerà a usare tutti i fattori di ranking oltre ai nuovi “UX vital signs “: a breve, però, a parità di altri fattori (inclusa la qualità del contenuto secondo Google), le pagine web con UX particolarmente curata scaleranno il ranking #SEO.

Insomma la SEO diventa anche ottimizzazione della UX e forse presto se la mangerà.

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