Rel Nofollow, UGC e Sponsored: La rivoluzione Google sui Link

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Francesco Ammenti
12 Settembre 2019

Google rivoluziona il mondo del content marketing, PR e della Link Building per la SEO: in un articolo sul Webmaster Central Blog, Big G cambia il trattamento dell’attributo rel=”nofollow” associato ad un Link, che diventa un indizio SEO ( non piu’ una direttiva) e aggiunge altri 2 nuovi attributi per i Link, Rel UGC e SPONSORED, che andranno a regolamentare tutti i link sponsorizzati ( di editori, fiere, native ads) e dai contenuti degli utenti. L’articolo spiega cosa cambia lato tecnico e sintetizza cosa fare da subito per i SEO, gli editori, gli influencer e le pubbliche relazioni. 

In base all’attributo, un link organico (non banner) può essere di quattro principali tipologie:

  • Rel=”nofollow”: Il nofollow è da utilizzare nei momenti in cui si vuole linkare una pagina senza però passare valore SEO. Questo significa che non passa il valore SEO del link alla pagina linkata (i link dai social ad esempio, a parte alcune eccezioni, sono nofollow);
  • Rel=”ugc”: l’attributo ugc è un attributo da utilizzare quando vi sono dei link all’interno di contenuto generato dagli utenti (da cui la sigla ugc che sta per User Generated Content);
  • Rel=”sponsored”: il rel=”sponsored” invece è da utilizzare nel momento in cui si vuole identificare un link come contenuto sponsorizzato e che nasce dunque da un accordo di pubblicità, sponsorship o di altro tipo;
  • Link “pieno”: tutti i link che non contengono nessun tipo di attributo e che passano al 100 % valore SEO.

Perchè esiste il Nofollow

L’attributo nofollow fu introdotto da Google nel 2005, con lo scopo di aiutare a combattere lo spam e la manipolazione del ranking tramite i link. In seguito poi si è espansa la sua sfera di utilizzo ed è diventato di comune utilizzo nelle pratiche di advertising e guest posting dietro accordo per evitare problemi con schemi di link e azioni manuali.

Da quanto l’attributo è stato introdotto, l’algoritmo di Google non ha preso in considerazione alcun link riportante l’attributo come segnale per il posizionamento organico di un sito.

Cosa cambia con l’evoluzione del Nofollow

Adesso, con l’introduzione dei nuovi attributi e l’evoluzione necessaria, la funzione del nofollow cambia.

Seppur non passi link juice tra una pagina e l’altra e vada a dire a Google che non stiamo eseguendo un endorsement del sito a cui linkiamo, da adesso il nofollow verrà utilizzato come indizio da parte degli algoritmi di Google, insieme ad ugc e sponsored, per capire meglio come trattare un link, piuttosto che direttamente ignorarlo. 

L’evoluzione sta appunto in una migliore comprensione di vari segnali che il motore di ricerca rileva e che prende in considerazione per migliorare i propri sistemi. 

Da adesso dunque i link con attributo rel=”nofollow” non saranno più completamente ignorati in termini SEO (già da tempo sappiamo che il crawler segue anche i link Nofollow) ma faranno parte, insieme ad altri segnali, di un complesso sistema di apprendimento e riconsiderazione dei link.

Secondo quanto riportato da Google, cambiando da un modello di ignoramento totale del Nofollow ad un modello di ricerca di indizi (hint), il motore di ricerca non si perde più altri elementi utili come le keywords ed il contesto in cui un link è inserito allo stesso tempo mantenendo lo scopo principale del nofollow, ovvero di non creare una relazione SEO tra il sito linkante e quello linkato.

FAQ UGC & Sponsored

Il grande cambiamento annunciato porta ovviamente a dubbi e domande sulla questione. Google ha provato a rispondere in modo “politico” alle domande più comuni e noi abbiamo tradotto in modo diretto con l’aiuto di Ale Agostini:

Devo cambiare i link esistenti che hanno l’attributo nofollow?

No, specialmente se il dominio ne ha tanti. Questo potrebbe scatenare una anormalità per il crawler che ha già eseguito una mappatura dei link Nofollow esistenti. Quindi per ora lascia tutto invariato in quanto la funzionalità del Nofollow rimarrà attiva. 

Si possono usare più di un attributo rel all’interno di un link?

Si, possono essere utilizzati più di un attributo rel per indicare i diversi scopi del link. Google pone l’esempio di un link con attributi rel=”ugc sponsored” per indicare un link che proviene da un contenuto generato dagli utenti e che inoltre è sponsorizzato o anche il caso in cui un contenuto su forum e commenti blog viene flaggato con il rel=”nofollow ugc”. Anche se non ci sono limiti al loro utilizzo congiunto, andrà studiato l’impatto sull’algoritmo.

Se sto utilizzando l’attributo nofollow per link di ads o sponsorizzati, devono essere modificati?

Al momento direi di no, tenere il nofollow attivo è uno dei metodi migliori per evitare uno schema di link. In ogni modo è consigliato aggiungere anche il rel=”sponsored” per consolidare il segnale ed aiutare Google a capire meglio il contesto del link.

Si deve comunque evidenziare che un contenuto è frutto di un accordo o è sponsorizzato?

Si, ritengo che visto il proliferare di link da sponsorizzazioni fatti in vario modo, Google abbia voluto chiarire agli editori e influencer come si trattano i link pagati. L’altra strada era applicare penalizzazioni algoritmiche o manuali, che però sono una black box per i Non SEO. Il suggerimento di Google è di utilizzare il rel=”sponsored” anche congiuntamente con il nofollow.

Cosa succede se viene usato un attributo errato all’interno di un link?

Se tieni al SEO del tuo sito e dei partner che linki, devi usare questo standard. Per esempio se sei un sito di una fiera , hai la pagina degli sponsor e metti i link follow ai siti degli sponsor, l’attributo è errato in quanto si tratta di link sponsorizzati che dovrebbe avere il rel=”sponsored”. Google grazie all’ AI capisce sempre meglio il contesto ed l’utilizzo del link, quindi meglio “rigare dritti”: comunque studieremo la questione e ne parleremo alla AI & Search Masterclass.

Perchè si dovrebbero usare i nuovi attributi UGC e Sponsored?

Utilizzando i nuovi attributi, Google è facilitato nella comprensione del contenuto e delle relazione di link. Utilizzare i nuovi attributi è la best practice per rendere il lavoro di Google più semplice: se vendi link sponorizzati è anche il miglior modo per tenere il tuo posizionamento SEO.

Con l’introduzione dei nuovi attributi e con l’evoluzione del nofollow, non c’è il rischio che lo spam possa essere incoraggiato?

Il rischio esiste ed è concreto. Google rassicura su questo fronte dicendo che “che non vengono presi in considerazione stretta i link ma un più vasto sistema di segnali che aiutano a capire il contesto”. In termini più ampi, questo significa che il mondo delle menzioni, delle PR e del Link Building tendono a convergere nel modo in cui Google valuterà il contenuto. Questo è la vera rivoluzione.

Da quando i nuovi attributi entreranno in funzione?

Già da oggi i nuovi attributi funzionano come hint per la valutazione del link in termini di posizionamento. Dal 01 Marzo 2020 il nofollow diventerà un indizio anche per questioni di crawling e spidering.
Se ovviamente si vuole evitare che una pagina venga indicizzata, non utilizzate il nofollow (che non era mai la scelta primaria consigliata – robots e meta tag da utilizzare in questo caso).

Cosa cambia da un punto di vista di Link Earning?

I servizi di Link Earning , contenuti sponsorizzati e forse PR dovranno evolvere. Ora Google fornisce una più ampia gamma di attributi per “catalogare un link” frutto di accordi monetario o di altro tipo, la prassi che potrebbe nascere sarà quello di inserire il rel=”sponsored” forse anche nei servizi di PR e influencer marketing. 
Quante editori e agenzie di PR seguiranno questa pratica?

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