PageRank di Google: cos’è, come funziona e come aumentarlo

Hai sentito parlare di PageRank di Google, volevi approfondire l’argomento ma leggendo online non hai ben capito di cosa si tratta? In questo articolo chiariamo cos’è il PageRank, come funziona e come fare per aumentarlo. Il PageRank è un argomento molto importante per i consulenti SEO e tutti coloro che desiderano migliorare la propria visibilità online. Ma non perdiamoci in chiacchiere e approfondiamo subito la questione!

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Cos’è il PageRank di Google

 

Il PageRank (PR) è un algoritmo sviluppato da Google per misurare l’autorevolezza e la rilevanza di una singola pagina web all’interno di una rete di collegamenti, come il World Wide Web. A differenza di altri metodi che analizzano l’intero sito, il PageRank si concentra specificamente sulle pagine individuali, assegnando un punteggio basato principalmente sui link in ingresso ricevuti da altre pagine web. Non tutti i link, però, hanno lo stesso valore: quelli provenienti da fonti autorevoli o da pagine ben classificate pesano di più nel determinare la rilevanza di una pagina.

Immagina di avere un blog dedicato agli animali, in cui hai appena pubblicato un articolo sui marchi più popolari di cibo per gatti. Se quel post riceve link da siti influenti nel settore, come riviste veterinarie o grandi portali dedicati agli animali, Google potrebbe interpretare questi collegamenti come una prova della qualità e autorevolezza del tuo contenuto. Di conseguenza, aumenterà la visibilità del tuo articolo nei risultati di ricerca, premiando il suo valore per gli utenti.

Il PageRank prende il nome da Larry Page, uno dei fondatori di Google, che insieme a Sergey Brin ha creato questo algoritmo come parte del loro progetto di ricerca. Il punteggio assegnato a ciascuna pagina segue una scala logaritmica, che va da 0 a 10, e serve come indicatore dell’importanza relativa di quella pagina rispetto alle altre presenti nella rete.

Sebbene sia stato uno degli elementi chiave per il posizionamento delle pagine web nei risultati di ricerca, il PageRank oggi è solo uno dei tanti fattori utilizzati da Google per determinare la rilevanza e l’autorevolezza di un contenuto. Per molti anni, il valore del PageRank di una pagina era visibile pubblicamente tramite la Google Toolbar, uno strumento che mostrava un punteggio numerico.

Tuttavia, nel 2014 Google ha rimosso questa funzione, con l’obiettivo di limitare la pratica di compravendita di link basati esclusivamente sul PageRank. Oggi, quindi, l’algoritmo rimane una parte centrale della strategia di ranking di Google, ma il suo funzionamento esatto è più nascosto rispetto al passato.

La formula del PageRank: spiegazione

 

Abbiamo visto nella teoria a cosa serve il PageRank. Andiamo ora ad analizzarne la formula matematica in maniera semplice ma esaustiva. Era il 1997 quando i due fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, svilupparono alla Stanford University il PageRank, il cui primo brevetto è stato depositato l’1 settembre 1998.

Inizialmente, il PageRank veniva calcolato sulla base del numero e della qualità intrinseca di collegamenti ipertestuali che rimandavano a una pagina web. Il tutto fu ufficializzato in una formula matematica molto complessa, che è possibile ritrovare nel documento originale sul sito ufficiale di Stanford e che per completezza riportiamo di seguito:

 

Formula PageRank di Google
Formula PageRank di Google

 

Se a prima vista la formula potrebbe sembrare di difficile lettura ai meno inclini alla matematica, la spiegazione di ciò che vedi potrà aiutarti a capire meglio come funziona il PageRank di Google:

PR[A] è il valore del PageRank (PR) della pagina [A], che viene determinato in base a:

  • N: numero totale delle pagine note;
  • n: numero delle pagine che contengono almeno un link verso la pagina analizzata, ovvero [A];
  • PR[Pk]: valori di PageRank di ognuna delle pagine che contiene un link verso [A];
  • C[Pk]: numero di link contenuto in ogni pagina che contiene un collegamento verso [A];
  • d (damping factor): indicatore deciso da Google che dovrebbe essere pari a 0,85 (ma che è soggetto a cambiamenti nel tempo). Serve al motore di ricerca per definire la quantità di PageRank che viene trasferita da una pagina all’altra.

Tirando le somme, ciò che determina il PageRank è:

  1. il numero e la qualità di link in ingresso (nella formula: “n”)
  2. il numero di link in uscita;
  3. il PageRank di ogni pagina da cui si ricevono link (nella formula: “PR[Pk]”);
  4. Il damping factor (d)

Si può quindi dire che:

Il valore del PageRank (PR) della pagina X aumenta in base al numero di pagine che contengono un link indirizzato a X e al valore di ognuna di esse, e si modifica in conseguenza al damping factor (d), variabile che definisce la quantità di PageRank trasferito da una pagina web verso un’altra.

Come funziona il PageRank

 

Come abbiamo visto, il PageRank indica il valore di una pagina web che Google attribuisce in base a diversi criteri, ma con un unico grande obiettivo: coinvolgere e migliorare la navigazione dell’utente, in modo che riesca a dare la risposta più esaustiva alle ricerche che compie.

Ogni pagina avrà il suo PageRank e, allo stesso modo, ogni pagina può trasmettere valore e aumentare il PageRank di un’altra inserendo un collegamento (link) verso di essa.

Ma come viene calcolato il valore di ogni link? Questa valutazione viene svolta da Google e prende il nome di PageRank sculpting.

PageRank sculpting

 

Il PageRank Sculpting è una tecnica che parte da un presupposto enunciato nella formula originale del PageRank, secondo il quale l’autorevolezza – il rank, appunto – di una pagina viene trasferita in maniera equa attraverso tutti i link in uscita dalla stessa.

Quindi, se ipotizzassimo un’autorevolezza pari a 10 e 5 link in uscita, avremmo un valore per link uguale a 2. Se la nostra pagina web è quindi linkata da fonti autorevoli, ma assieme a tantissimi altri link, allora non guadagneremo molto da quel collegamento.

Al contrario, se fossimo l’unica fonte linkata, il valore che potremmo guadagnare aumenterebbe.

C’è da dire però che questo ragionamento era valido all’inizio, ma già nel 2009 Matt Cutts, ingegnere di Google, ha comunicato un cambiamento algoritmico in un articolo del suo blog. Oggi, molto probabilmente, le cose hanno subito ancora modifiche e il peso specifico di un link è determinato anche da altri fattori, come la pertinenza degli argomenti della pagina che ospita il link rispetto al contenuto linkato, la posizione del link all’interno della pagina, il numero di volte che il link è stato cliccato, e così via.

Il PageRank funziona ancora?

 

Nel 2008, il vicepresidente di Google, Udi Manber, dichiara che il PageRank è “la parte più importante dell’algoritmo di posizionamento di Google“. Da allora, però, le cose sono cambiate: il brevetto originale del 2008 è scaduto nel 2018 e non è più stato rinnovato, bensì sostituito da un nuovo brevetto Google più evoluto.

Tuttavia, il PageRank continua ad essere utilizzato per valutare la rilevanza delle pagine web, ma è diventato parte di un sistema molto più evoluto. Ciò non toglie che si tratta ancora di un importante fattore di ranking!

Il motivo per cui il PageRank abbia oggi un valore diverso che in passato è riconducibile soprattutto alle campagne condotte dai SEO nel corso degli anni e finalizzate a manipolare i valori del PageRank attraverso la costruzione di profili link artificiali e ricchi di spam. I proprietari di siti, inoltre, tendevano a linkare le loro pagine web su commenti all’interno di blog e social media, ad esempio, “storpiando” il reale valore di una pagina web.

La link building esiste ancora oggi ed è molto importante tra le strategie SEO, ma non è più spudorata e spinta come un tempo, anche grazie ai vari aggiornamenti algoritmici realizzati proprio per limitare il “potere” dei SEO, tra tutti Penguin, e all’introduzione dell’attributo nofollow, utile a comunicare al motori di ricerca l’istruzione di non seguire il link e non trasmette valore SEO.

Come aumentare il PageRank

 

Come detto poco fa, il PageRank esiste ancora ed è importante. Così come esistono una serie di fattori in grado di influenzare questa metrica, motivo per cui dobbiamo senz’altro ancora tenerne conto se vogliamo mettere in atto una buona strategia SEO. Vediamo, quindi, quali potrebbero essere le variabili a cui prestare attenzione:

  • presenza o meno dell’attributo nofollow: eseguire un’analisi dei backlink è essenziale per conoscere nel dettaglio la situazione;
  • posizione del link in pagina. Più è in alto, maggiore è il suo valore;
  • probabilità che il link venga cliccato. Da questo punto di vista, è importante anche il suo aspetto: una call to action, per esempio, ha molte più possibilità di ricevere clic rispetto a un collegamento contestuale e poco visibile;
  • clic che riceve realmente. Non dimentichiamo che Google, con ogni probabilità, tiene traccia di tutto ciò che accade sui nostri siti web;
  • anchor text. Le parole che su cui inseriamo il collegamento ipertestuale sono, di solito, un rafforzativo per spingere la pagina di destinazione proprio su quella keyword o sulle sue correlate;
  • altri link interni. La struttura complessiva dei link interni ha, a sua volta, un peso non indifferente. Non a caso, Google ha dedicato un’intera sezione della Search Console alla sua valutazione.

Conclusioni

 

Insomma, come avrete capito, la gestione del PageRank e la sua valutazione nell’economia di un’attività SEO complessiva sono tanto importanti quanto complesse. Per capire esattamente come muoversi, è essenziale affidarsi a dei professionisti SEO che sanno bene di cosa stanno parlando. Dal 2011, ci occupiamo di SEO e strategia digital, collaborando con più di 400 clienti.

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Come si può misurare oggi il PageRank, visto che non è più visibile tramite la Google Toolbar?

 

Oggi il PageRank non è direttamente accessibile o visibile come lo era ai tempi della Google Toolbar. Tuttavia, ci sono strumenti SEO che offrono metriche simili per misurare l’autorevolezza di una pagina, come il Domain Authority (DA) e il Page Authority (PA) di Moz, o il URL Rating e Domain Rating di Ahrefs.

Queste metriche non riflettono esattamente il PageRank di Google, ma offrono una stima basata su fattori simili, come il numero e la qualità dei backlink. Quindi, i professionisti SEO utilizzano queste metriche per avere un’idea approssimativa della “forza” di una pagina web.

In che modo il damping factor (d) viene aggiornato o modificato da Google nel tempo?

 

Il damping factor (solitamente impostato a 0,85) rappresenta la probabilità che un utente continui a navigare seguendo i link tra le pagine. Sebbene non sia chiaro come venga modificato da Google nel tempo, il damping factor è rimasto a lungo relativamente stabile.

Google potrebbe però aggiornare questo valore, così come altre componenti del suo algoritmo, nell’ottica di migliorare l’esperienza di ricerca e contrastare tattiche manipolative. Anche se il valore specifico non è ufficialmente reso noto in tempo reale, eventuali cambiamenti fanno parte degli aggiornamenti più ampi dell’algoritmo di Google.

Quali sono le migliori strategie attuali per la link building che non violino le linee guida di Google?

 

Le strategie moderne di link building devono essere orientate alla qualità e non alla quantità, rispettando le linee guida di Google per evitare penalizzazioni. Alcune tattiche efficaci includono:

  • Creazione di contenuti di alta qualità e utili che naturalmente attraggono link da siti autorevoli.
  • Guest posting su blog rilevanti nel proprio settore, offrendo contenuti di valore in cambio di un link.
  • Digital PR, cioè la creazione di campagne e contenuti che attraggono copertura mediatica e menzioni da parte di giornali, blog e riviste online.
  • Link building attraverso risorse (come guide o studi di settore) che altri siti considerano utili e linkano spontaneamente.
  • Collaborazioni e partnership con aziende o influenzatori nel proprio settore per ottenere backlink naturali.

Evitare pratiche come lo scambio di link, l’acquisto di backlink o l’utilizzo di network di link privati (PBN), che possono portare a penalizzazioni con gli aggiornamenti degli algoritmi di Google come Penguin.

Ale Agostini

Alessandro Agostini è un imprenditore e divulgatore nel Digital Marketing dal 2011. Fondatore di AvantGrade.com (agenzia specializzata nella SEO su Google & AI applicata al marketing) e di Karma Metrix  (1° percorso di sostenibilità digitale scelto dai grandi brand che misura, compara e migliora l’impatto ambientale di un sito web). Autore per Hoepli di diversi testi tra cui Trovare clienti con Google ( primo Italiano sulla SEO), formatore per diverse business school e relatore TED x.

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