Testi SEO-oriented e lunghezza ideale: c’è una risposta?

Contenuti e testi SEO lunghezza ottimale
Andrea Sala
16 Giugno 2020

Chi scrive articoli e contenuti testuali per il web si sarà imbattuto almeno una volta in una domanda ricorrente: quanto deve essere lungo un testo “SEO”?

La prima risposta a questa domanda sta già nelle virgolette con cui abbiamo scritto la parola SEO. Può sembrare una provocazione, ma il concetto di testo SEO si ferma solo alla scelta delle parole con cui scrivere i vari metadati della pagina: concentrarsi sui termini utilizzati dalle persone aiuta nella lotta al posizionamento, ma un buon contenuto va ben oltre questo accorgimento “tecnico”.

Sì, perché raggiungere un certo numero di caratteri o di parole non è sinonimo di un buon contenuto. SEO o non-SEO.

Anche la pratica comune di osservare chi occupa le prime posizioni nei risultati di ricerca per una determinata keyword ha i suoi limiti (sebbene sia comunque un buon indicatore di quanto in profondità è consigliabile spingersi).

Poniamo il caso che per una determinata parola chiave i primi tre risultati portino ad articoli di 1000 parole, questo significa che devi superare tale numero per posizionarti nella top 3? Non necessariamente.

Le variabili che entrano in gioco, come sappiamo, sono molteplici e un mero esercizio statistico non basta.
Le due domande principali che occorre porsi sono le seguenti:

  • Qual è il mio pubblico di riferimento?
  • Quanto è necessario scrivere – o meglio, che argomenti vanno coperti – perché un lettore sia soddisfatto delle informazioni proposte?

Le risposte a questi due quesiti sono più complesse di quanto credi.

Ci sono necessità di ricerca che spesso si possono soddisfare con una manciata di parole. Pensiamo ad esempio ai “risultati zero” su Google, dove il motore prova a rispondere (spesso con successo) a domande ben precise.

Esempio di posizione zero di un contenuto su Google
La posizione zero risponde, direttamente in SERP

Altre domande e bisogni, invece, necessitano di contenuti più complessi e articolati. In una sola parola: “completi”.
Ma quando un contenuto è completo? Quando raggiunge mille parole? Cinquemila parole? Diecimila? No, quando soddisfa il lettore.

Facile, giusto? No, non proprio.

Contenuti “corti” sono forse più fruibili e rispondono in modo soddisfacente all’attitudine spesso parassitaria dei cybernauti: “dammi quello che cerco, in fretta”.

Se però devi scegliere la piattaforma migliore per costruire il tuo eCommerce, in cui metterai tempo, energie e denaro, allora cercherai un contenuto convincente e approfondito.
Scritto da un esperto, possibilmente, ma questa è un’altra storia.

Statistiche sulla lunghezza: utili sì, ma fino a un certo punto

Tantissimi strumenti SEO offrono statistiche sulla lunghezza media dei contenuti che si posizionano: questi dati sono interessanti e possono di certo essere presi come punto di partenza in fase di strutturazione di un contenuto, tuttavia non rappresentano un’indicazione scritta nella pietra.
“Scrivi più di 1082 parole, altrimenti non ti posizionerai per la tua parola chiave”. Magari fosse così facile.

Cominciamo col chiarire una cosa: lunghezza a parte, ci sono contenuti di valore e contenuti pessimi. E sarà sempre così.

Gli studi che esaminano milioni di pagine online per arrivare a un dato statistico medio, dunque, probabilmente non fanno distinzione fra un contenuto eccellente e uno superficiale. Come questo di HubSpot, ad esempio.

Grafico sul numero di parole in un testo in relazione al traffico organico
Fonte: Hubspot

I contenuti brevi che vanno dritti al punto sono agili da leggere, verissimo, ma non a tutte le domande si può rispondere con poche frasi di spiegazione.
Spesso, invece, testi di questo tipo sono tutto tranne che contenuto di qualità: risposte senza fonti o eccessivamente concise probabilmente non verranno premiate da Google, ma non perché sono “corte”.
La partita si gioca attorno ai non banali concetti di “completezza”, “approfondimento” e “qualità”.

Anche il design dei contenuti ricopre parecchia importanza: la presenza di elementi multimediali utili e originali, la citazione di fonti ben dichiarate (link) e una costruzione visuale curata (user experience) sono tutti fattori cruciali in questo senso.

Ma Google, cosa vuole?

Google vuole che l’utente sia soddisfatto, che trovi quello che cerca e che apprezzi ciò che il motore gli ha proposto.

Il numero di parole di un articolo è irrilevante, come ha spiegato lo stesso John Mueller di Google.

La lunghezza in sé non conta, pare…

Servono fatti, sostanza, prove da fonti autorevoli sull’argomento di cui si scrive. Nei contenuti cosiddetti long-form, spesso, tutto questo è presente ed è lì la vera ragione per cui di norma la loro performance organica è migliore rispetto ai contenuti più stringati.

I risultati di ricerca, lo sappiamo, variano molto in base alla parola chiave e all’intento dell’utente: ci possono essere SERP con più o meno articoli informativi, ma quello che non cambia mai è che il contenuto meglio posizionato è di solito quello ritenuto più utile e rilevante dagli utenti (e da Google, in seconda battuta).

SEO e lunghezza: qualità contro quantità

Troppi professionisti del settore (e anche agenzie) si concentrano troppo sulla lunghezza media dei contenuti e sulla necessità di avere un certo numero di parole per posizionarsi bene su Google.

È vero che è importante presentare tanta “ciccia”, ma non ha senso ripetere gli stessi concetti con termini diversi per arrivare a un obiettivo di parole: la regola aurea non esiste e non piace a nessuno essere inondato di preamboli prima di arrivare al punto. Soprattutto sul web.

Espandere, chiarire e approfondire è sempre giusto. Allungare il brodo no.

Affrontare diversi aspetti di un argomento, inoltre, aumenta le possibilità di ranking per domande più specifiche, che sono “contenute” in un articolo che prende in esame un topic a 360 gradi.
Ecco che, ancora, la completezza può espandere la portata organica di un contenuto. Non la lunghezza in sé e per sé.

Dai agli utenti quello che vogliono, a prescindere dalle parole che servono per farlo.

A tutti coloro che escono con studi e numeri preferiamo l’analisi puntuale – e provocatoria, come è giusto che sia – di MOZ.

Pensa al tuo pubblico target: persone e keyword

Ogni contenuto online ha un obiettivo, una meta e un pubblico che risponderà meglio a ciò che viene presentato.
È un aspetto che va studiato e pianificato: chi cercherà il tuo contenuto e, possibilmente, lo troverà interessante?

Ancora una volta siamo nell’ambito delle persone, non dei motori di ricerca.

Occorre tenere in considerazione il livello di interesse degli utenti: cercano una risposta secca, basica oppure vogliono sapere tutto su un dato argomento? Un buon contenuto, strutturato in modo intelligente, dovrebbe rispondere a entrambi gli scenari (e possibilmente anche ad altri).

Il contenuto SEO perfetto deve soddisfare il bisogno di ricerca di un utente prima e l’utente stesso poi, quando “atterra” sulla pagina in questione. Sono due cose diverse.

Contenuti SEO oltre le parole

Quando si parla di completezza per un contenuto online, si va oltre le parole: il bello del web è che permette di arricchire un testo con una moltitudine di altri contenuti non testuali.

Si parte dai semplici link di approfondimento o per citare fonti autorevoli, per poi passare a immagini, video, GIF, infografiche, incorporamenti di post dai social, file audio, web app sviluppate ad hoc e moltissime altre risorse che migliorano un contenuto e tendenzialmente soddisfano di più l’utente finale.

Anche la formattazione ricopre un ruolo fondamentale: saper offrire le informazioni con la giusta struttura, con tutti i paragrafi titolati in modo sensato, con la spaziatura corretta per chi legge online (senza esagerare con grassetti e corsivi) è un altro fattore da curare.

Soprattutto per i contenuti molto profondi: l’effetto “muro di testo” è qualcosa che ogni buon SEO content writer dovrebbe evitare, visto che di per sé leggere da uno schermo è più faticoso per l’occhio umano rispetto alla lettura su carta.

Insomma, il fine ultimo di chi crea contenuti per il web si può riassumere in tre semplici punti:

  • Offrire le informazioni migliori
  • Offrirle nel formato più appropriato alla fruizione
  • Usare in modo naturale i termini che le persone usano sui motori

Alcune volte può avere senso usare solo la parola scritta, altre volte è meglio inserire un video o delle immagini. Quello che non deve mancare mai, però, è il contenuto testuale che aiuta a contestualizzare il tutto e renderlo più comprensibile a utenti e motori.

Conclusioni

Un buon contenuto SEO-oriented deve pensare alle persone a cui si rivolge e può essere trovato e fruito online in molteplici modi.

Raggiungere 2500 parole solo perché le statistiche e gli studi che si trovano in rete dicono di farlo è oggettivamente sbagliato.
Se ti preoccupi della lunghezza del testo prima ancora di averlo scritto, non hai capito cosa è davvero importante sul web: dare valore.

L’obbiettivo dovrebbe essere quello di pubblicare informazioni accurate, utili e ottimizzate a livello visuale per soddisfare l’intento di ricerca delle persone. Google e gli altri motori premieranno tutti questi sforzi, prima o poi.

Stai sicuro che il tuo pubblico apprezzerà questo approccio e te ne accorgerai osservando le statistiche del tuo sito.

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